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Da Donori a Biella, una pietra in memoria dei caduti della Grande Guerra


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Paese

Dati Generali
Il paese di Donori
Donorì è un Comune della provincia di Cagliari. È situato a 141 metri sul livello del mare, a ridosso delle pendici settentrionali del monte Su Zurru. Conta 2106 abitanti. Dista 30 km da Cagliari. L´abitato sarebbe di origine medievale. Una leggenda racconta che un uomo esiliato avesse scritto sulla porta della sua casa “Casa d´onore?. Da questa scritta, deriverebbe il nome del paese.
Il territorio di Donori


Altitudine: 100/506 m
Superficie: 35,17 Kmq
Popolazione: 2138
Maschi: 1085 - Femmine: 1053
Numero di famiglie: 697
Densità di abitanti: 60,79 per Kmq
Farmacia: Via Vittorio Emanuele, 41 - tel. 070 981028
Guardia medica: (Dolianova) - tel. 070 740680
Carabinieri: Località Sa Mura - tel. 070 981019

Storia

DONORI, villaggio della Sardegna, nel distretto di Ussana, della provincia di Cagliari e nel mandamento di

S. Pantaleo della prefettura di Cagliari. Comprendeasi nel dipartimento Dolia del giudicato cagliaritano. La sua situazione geografica è nella latitudine 39°, 6' nella longitudine orientale dal merid. di Cagliari 0°, 1'.

Siede alla falda della massa de’ monti di Partiolla, al maestrale del Serpeddì nella pendice meridionale di un colle che chiude contro la tramontana la lunga valle di questo nome. Vi è molta umidità, in certe stagioni frequentissimo l’ingombro della nebbia, e sentesi l’aria assai grossa e malsana. Il luogo è stato mal scelto, e a piccola distanza sul dorso del colle si sarebbe avuto un seggio salubre ben ventilato da tutte parti, fuorchè da quella del scirocco. Le case sono circa 180, non poche delle quali in fondo alla valle. Vi si sente nella estate gran calore, molta tepidità nell’inverno, però le nevi vi possono durar poco. Nell’anno 1837 v’erano famiglie 162, anime 742. Si computano all’anno 6 matrimonii, 30 nascite, 20 morti e le più nei piccoli per costipazioni e febbri. Un chirurgo non approvato serviva agli ammalati che avean fiducia in lui. I più usano la semenza vegetabile detta di s. Francesco, ed il latte del titimolo meschiato col latte pecorino per evacuar da ambe vie. La vaccinazione vi è trascurata.

Notasi ne’ donoresi una fisonomia che ha dell’africano. Nel generale sono brutti e di gran ventre, e pare pel nutrimento solito di frutta, e specialmente pomi-doro e fichi d’India. Nel morale sono lodevoli, perchè laboriosi, pacifici e molto socievoli tra loro, onde rari sono i delitti, e i più vivono con qualche agiatezza.

Sono di essi applicati alla agricoltura 150, a’ lavori sul legno 8, sul ferro 2, con altri pochi d’altre professioni. Le donne lavorano in circa 130 telai.

Manca la scuola primaria. I principali non se ne curano, gli altri mandan i figliuolini a pascolare il bestiame o a far legna. In tutta la popolazione soli 14 san leggere.

Il contingente de’ miliziani è di 27, un terzo de’ quali entra ogni anno nella Barracelleria per la custodia delle proprietà.

Religione. La chiesa principale è dedicata a s. Giorgio vescovo. Essa è sfornita fin delle cose necessarie. Cura le anime un solo prete, che si qualifica provicario. Avvi una sola chiesa filiale, che serve di oratorio ad una confraternita. Si celebrano due feste di gran concorso ed allegrezza col solito spettacolo della gara de’ barberi, una pel titolare addì 24 aprile, altra per la Vergine della difesa, nella terza domenica di settembre.

Territorio. Esso è nelle più parti montuoso, nell’altre piano. La valle però merita più considerazione per la sua stupenda fertilità.

Agricoltura. Si suol seminare star. di grano 650, d’orzo 50, di fave 100, di lino 20, di legumi 50, di granone poco più d’un imbuto.

Sonovi sei orti, che producono pomidoro, zucche, cipolle, melingiane, meloni, citriuoli, lattughe, carcioffi, cavoli, rape, fagiuoli e patate, da provvederne i luoghi d’intorno, e darne non poco al mercato della capitale, coltivasi pure lo zafferano.

Gli alberi fruttiferi sono agrumi, fichi, peri, meli, albicocchi, susini, peschi, castagni, nocioli, noci, ciriegi, sorbi, mandorli circa dodicimila, d’olivi tra grandi e piccoli circa seimila, che vanno tuttodì crescendo, di pioppi circa cinquemila, di gelsi poche piante.

Le vigne occupano 300 star. di superficie. Vi sono le solite varietà d’uve, e danno circa seimila quartare di mosto. I vini riescono di buona qualità, e con più arte potrebbero essere migliori; essi si consumano nel paese. Così le vigne, come le tanche sono chiuse a fichi d’India.

Le terre per la seminagione sono poco buone, essendo sabbiose e asciutte, perchè sono necessarie molte pioggie, ed opportune ad aversi il 10.

Nei luoghi di terra grassa e umidi, che dicono tuerras, le piante ortensi vengono mirabilmente. Prima si aveano de’ pomidoro a spichi di smisurata grandezza, sì che alcuno pesava anche la libbra e mezza, po-scia i rigattieri campidanesi introdussero le varietà dei piccoli. Le zucche tonde, che servono per cibo ai servi, sono spesso lunghe palmi 5, e molte appena si cingono da un uomo.

I limoni e le arancie vengono meglio che in s. Sperato, e maturano assai più per tempo pel calore del clima.

I castagni, noci, nociuoli e gelsi prosperano, come ne’ luoghi, che sono riconosciuti più accomodati ai medesimi. Agli olivi poi tutto è felicissimo. Mentre in altri luoghi gli olivastri si innestano dopo il secondo o terzo anno, quando la pianta siasi ben radicata, qui si ha buon successo nell’anno istesso. Non è da molto che si incominciò a far olio. I pioppi crescono dritti e lisci e a tanta grossezza, che alcuno non cingasi da due uomini.

Nella parte montuosa di questo territorio è molta coppia di legna da fuoco, e di alberi, che possono essere utili a costruzione.

Bestiame. Si annoverano buoi per l’agricoltura 170, vacche mannalite, che servono pure all’aratro 120, vacche rudi 500, cavalli domiti e cavalle rudi 100, pecore 5000, capre 2000, porci 850, majali 180, giumenti 150.

Di formaggio di buona qualità si hanno circa 1600 cantare, di lana 100, di cui la maggior parte lavorasi nel paese. Non meno di 60 persone attendono alla pastorizia. Anche i giumenti hanno il loro pastore, e l’asinajo per avvisare che si mandino le bestie al recinto che dicono Sa Corti da fiato ad un linguaccio di zampogna ficcato in un gran corno, onde si produce un suono assai forte. Quest’uso è pure in altri paesi.

Quasi ogni famiglia ha il suo majale e galline per pollastri ed uova.

Sono nel villaggio quattro beccherie per carne bovina, pecorina e caprina.

Gli alveari sono coltivati con qualche cura.

Caccia. Per questa è gran quantità di lepri, e non mancano i cinghiali e i daini. Grande è pure la copia delle pernici, quaglie e tortorelle. Le cornacchie danneggiano molto ai nascenti seminati; le meropi agli alveari.

Commercio. Vendonsi ai paesi d’intorno ed alla capitale frutta di verzieri, e di orti, pioppi per travi, tavole e ruote, gran quantità di sedie mediocremente lavorate, zafferano, cera, miele, formaggi, pelli, cuoi e lana.

Acque. Tra le fonti che sono in questo territorio è assai nobile quella che dicono Fontana-Corru, le cui acque a bello studio intorbidate procurano considerevoli egestioni. Quindi eziandio dai vicini villaggi vengono a prenderne, e dicesi ne abbiano giovamento i febbricitanti. Salutare è pure riconosciuta l’acquicella delle rocche di s. Nicola, il cui stillicidio dà giornalmente circa 16 quartare, essa è perenne e di una estrema purità, quanto stimasi esser l’altra che dicono di Perdunieddu. Il popolo beve da un pozzo vicino, e da altre sorgenti della Tuerra, che servono alla irrigazione degli orti.

Nella valle di Donori a due minuti dalle case estreme passa un piccol fiume, che ha sua origine nel Giarrèi dalla fonte di Figaria, distante da Pauli un’ora e mezzo. Manca nei calori della estate assorbito dalle sue arene; negli altri tempi si unisce col fiume di Ussana, che per un solo miglio scorre entro questo territorio, ed ivi presso al guado della strada reale di Trecenta esiste un gorgo profondissimo, dove una o altra volta molti disperatamente affondansi. Nella vicinanza è una fanghiglia tenacissima come un visco.

Antichità. A’ limiti di Donori con Barràli trovasi il norache Crabòlu. A mezz’ora dal paese verso tramontana sono molte sepolture con vasetti, lucerne, monete di rame e di argento. E l’ossa, dicono essi, sono di giganti!! Nella tuerra vedesi certa costruzione a mattoni e calce, e dicesi essere stata abitazione d’un cotal Massimiano, uomo di grandissime ricchezze e padrone del luogo.

Popolazioni antiche. Se ne trovano vestigie nel luogo detto santa Barbara a distanza di mezz’ora, in Bangiargia a egual distanza, in s. Nicola ad altrettanto intervallo, e nel sito Sa-defensa a tre quarti di miglio.

Sulla fine del secolo XVI Donori era deserto, onde il Fara lo nominò tra’ villaggi abbandonati. Erano però intorno molte case pastorali, ed è tradizione, che quando due pastori Serrentesi, perseguitati dalla giustizia, vennero quivi, i pastori del luogo siansi avvicinati ai medesimi per difenderli dalla violenza, e siansi battuti con le truppe del re. Da quell’avvicinamento esistette la popolazione di Donori?

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e sagre a Donori
26 Aprile: Festa di San Giorgio – Vescovo di Cagliari, patrono di Donori. Processione con sfilata in costume, seguita da manifestazioni musicali, spettacoli folcloristici e fuochi d’artificio.
3° domenica di Settembre: Festa di Nostra Signora della Difesa (Sa Defenza) – La sagra nella chiesetta campestre dura tre giorni, ai riti religiosi si accompagna la festa civile in piazza.